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  • Immagine del redattoreFrancesca Maria Lorenzini

UNIA si presenta all’Associazione della Stampa Estera a Roma

Aggiornamento: 13 mag 2023


“L’apolidia è una grave violazione dei diritti umani”
Foto: UNHCR/ Valerio Muscella

Si è tenuta martedì 8 novembre 2022 la conferenza stampa di UNIA, Unione Italiana Apolidi, presso l’Associazione della Stampa Estera a Roma.

UNIA nasce con l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita di migliaia di persone residenti in Italia che non sono riconosciute in qualità di cittadini da nessuno stato.

Le cause dell’apolidia sono molteplici e l’assenza di un’identità legale si traduce spesso in un accesso limitato all’istruzione, alla sanità e al mondo del lavoro. Sebbene l’Italia abbia ratificato entrambe le convenzioni ONU sull’apolidia - la Convenzione relativa allo status delle persone apolidi (1954) e la Convenzione sulla riduzione dell’apolidia (1961) - sono molteplici le criticità nelle procedure di riconoscimento dello status di apolide che portano, di fatto, a una “grave e diffusa violazione dei diritti umani”, come afferma il presidente dell’associazione UNIA, Armando Augello Cupi.

La legislazione italiana, sebbene sia una delle poche al mondo a vantare una procedura per la determinazione dello status di apolide, è piuttosto restrittiva e arbitraria nelle questioni relative alla naturalizzazione per gli “invisibili”. Tra i requisiti fondamentali, trascorsi cinque anni dal riconoscimento dello status di apolide, è richiesto un test di lingua italiana e una disponibilità economica non indifferente per portare avanti le procedure burocratiche in cui è spesso necessario il supporto di un avvocato.


UNIA mira quindi a colmare tale vuoto normativo e di rappresentanza: si tratta infatti della prima organizzazione in Italia fondata da apolidi per apolidi volta a eliminare la condizione di invisibilità giuridica in cui versano le persone senza alcuna cittadinanza.

Nel corso della conferenza stampa sono stati presentati i tre punti fondamentali su cui UNIA intende focalizzarsi: sul promuovere informazione chiare ed affidabili rivolte sia agli apolidi sia agli uffici pubblici interessati circa i diritti delle persone senza cittadinanza; facilitare l’ottenimento della cittadinanza italiana per le persone apolidi; snellire le procedure di riconoscimento dell’apolidia.


La creazione dell’Unione Italiana Apolidi è stata supportata da “PartecipAzione”, programma di INTERSOS e UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, che promuove la partecipazione attiva delle persone rifugiate nella vita economica, sociale e culturale in Italia.


L’apolidia non è circoscritta al territorio italiano. Si tratta infatti di un fenomeno a portata globale che tocca Paesi quali il Libano, dove vi sono cinque generazioni di apolidi; la Repubblica Dominicana, Paese in cui 210mila persone di origine haitiana hanno visto la loro cittadinanza revocata; il Myanmar, dove le persone di etnia Rohingya non sono riconosciute in qualità di cittadini; e molti altri.


In totale, nel mondo ci sono circa 4,3 milioni di apolidi anche se si stima che il numero sia molto più alto a causa delle lacune nella raccolta dei dati. Proprio per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema, UNHCR ha lanciato, nel 2014, la decennale campagna #IBelong per l’eliminazione dell’apolidia nel mondo di cui il 4 novembre è ricorso l’ottavo anniversario.

Dal lancio della campagna i dati sono incoraggianti: circa mezzo milione di apolidi hanno ottenuto la cittadinanza e 30 Stati hanno aderito a una o entrambe le convenzioni internazionali sull’apolidia, mentre 21 Stati hanno introdotto nuove procedure per identificare le persone senza cittadinanza sul loro territorio e facilitarne la naturalizzazione. Articolo a cura di Francesca Maria Lorenzini



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