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  • Immagine del redattoreFrancesca Maria Lorenzini

L’apolidia come causa e conseguenza dell’esclusione sociale dei Rom in Italia

Aggiornamento: 13 mag 2023

Una percentuale significativa dei senza patria in Italia è di etnia Rom: le stime dell’UNHCR mostrano che il 10 per cento dei Rom residenti in Italia è apolide senza alcuno status legale o a rischio di apolidia poiché privo di documenti.

Si tratta di persone arrivate nel Paese tra gli anni Ottanta e Novanta, quindi poco prima o durante la disgregazione della Jugoslavia, ora bloccate in un limbo di invisibilità giuridica e mancanza di diritti, generazione dopo generazione.

Dato che la legge italiana sulla cittadinanza si basa sullo ius sanguinis, i bambini nati da genitori apolidi non riconosciuti non ottengono né la cittadinanza italiana alla nascita né quella dei genitori poiché ne sono loro stessi privi. Se legalmente residenti in Italia senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore età, i soggetti apolidi possono fare richiesta al Comune di residenza per l’ottenimento della cittadinanza italiana entro il diciannovesimo anno.

Tuttavia, molte famiglie non sono informate a riguardo e, in caso contrario, si ritrovano ad avere a che fare con l'ostruzionismo burocratico da parte dei Comuni che impongono un'interpretazione restrittiva della legge e rifiutano di riconoscere loro la cittadinanza italiana.

Una strada alternativa è quella di rivolgersi allo Stato d’origine dei genitori attraverso due procedure: recandosi al Consolato in Italia o andando direttamente nel Paese di origine.

La prima opzione risulta molto difficoltosa dal momento che molte famiglie non conoscono le procedure o sono bloccate da barriere economiche. Inoltre, alcuni Consolati rilasciano i passaporti solo ai cittadini regolarmente soggiornanti nel paese ospitante.

Anche nel secondo caso il processo è complicato a causa di difficoltà nell’attraversamento dei confini per persone prive di documenti. Inoltre, in molti casi il bambino non può acquisire la cittadinanza dello Stato d’origine dei genitori in quanto questi ultimi non sono registrati come cittadini.

Molti Rom che vivono in Italia, infatti, non hanno mai avuto la cittadinanza di uno dei nuovi Stati membri derivanti dalla disgregazione della Jugoslavia. Ciò può essere dovuto a pratiche discriminatorie nei loro confronti da parte di tali Paesi, alla mancata registrazione alla nascita oppure alla distruzione o smarrimento dei documenti.

La marginalizzazione sociale dei Rom in Italia e la mancanza di documenti costituiscono un circolo vizioso da cui sembra difficile uscire. Ed è proprio la mancanza di documenti una delle cause alla condizione di esclusione sociale in cui vivono i Rom, i quali non sono consapevoli dell’importanza di avere un documento: la dimensione stessa del campo Rom, di per sé ghettizzante, fa inevitabilmente diminuire l'esigenza di procurarsi un documento.

"La maggior parte dei rom, se si attuassero policy di integrazione, diventerebbero o cittadini del loro paese o cittadini italiani" ha spiegato a VICE News Giulia Perin, avvocata e consigliera dell'Associazione Studi Giuridici sull'Immigrazione (ASGI). “Ma questo significa prenderli uno a uno, investirci del denaro, pagare quello che c'è da pagare e molto spesso questo non accade”, continua Perin.

Dal momento che uno status legale è una precondizione per accedere a una vasta gamma di diritti come l’accesso al lavoro ed a un alloggio, le politiche volte a combattere le discriminazioni contro i Rom in Italia sono seriamente ostacolate e non possono produrre risultati significativi fino a quando questo problema non verrà efficacemente affrontato.


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